Pensieri condivisi

LE VOCI DEI RAGAZZI

Buona sera professore, sono Anna. Questo periodo di "reclusione" sta portando inevitabilmente con sè una "liberazione". Diremmo quasi che è un paradosso. Abbiamo finalmente, la possibilità di essere "scarcerati" poiché, ognuno di noi, sul suo divano, sta dando libero sfogo alla sua mente, che si sa non avere confini. Non vengo a parlarle del virus, della paura che giorno per giorno ci sta divorando, che sta rendendo la nostra quotidianità un tempo in cui sperare ed aspettare. Ma le vengo a parlare di ascolto e comunicazione, e non per questo momento, ma per quando ne saremo usciti, per quando dovremo recuperarli questi giorni di guerra: non possiamo lasciare che si perdano così ora dopo ora. Avendo molto tempo per riflettere, ho, come penso un po' tutti, posto attenzione al valore che ha un dialogo, uno scambio. Noto quanto io in questo periodo stia cercando di avere un confronto con le persone, su più aspetti, da quello riguardante l'attualità, la musica, ai libri. A proposito mi sono venute in mente un po' di idee che si potrebbero mettere in pratica al ritorno, non per forza attraverso la scuola. Pensavo ad una sorta di caffè letterario per i giovani di Francavilla, un caffè che sia basato sullo scambio di opinioni, su temi e idee, così che si possa fare più conoscenza di persone e di ciò che le circonda. Penso che se è vero che il futuro siamo noi, è bene che si crei un vero "noi", che porti avanti il paese attraverso la cultura e non solo con l'esperienza scolastica (che il più delle volte non lascia spazio alla possibilità di essere critici). Con questo la saluto calorosamente e le auguro di stare bene, assieme alla sua famiglia. non ho imparato niente da questa quarantena, ma ho provato forti emozioni, che è diverso. ho provato una forte sensazione di paura quando ho capito che qualcosa sarebbe potuto scivolare via, a casa, vicino, con la consapevolezza di non aver vissuto abbastanza intensamente per abbandonare, ora. Ho chiuso gli occhi, ho sperato. Ho provato una forte preoccupazione per un dolore che non mi riguardava. E non pensavo potesse essere proprio così come lo descrivo. straziante. sentire il dolore degli altri, conoscerne la potenza, e non avere nessun mezzo per aiutare. adesso, forse, posso capire la valenza di una preghiera. un arcobaleno di speranza che ci porti dal nostro cuore e quello di qualcun altro. una preghiera, forse, è come un filo; è come una chiamata, mette in contatto. in realtà non lo so cosa è una preghiera, ma so che è stata ciò che in un momento di disperazione mi ha dato una mano, riportandomi in piedi. (Anna 16 anni)

Quest’esperienza deve farci apprezzare il valore delle piccole cose che abbiamo; stiamo amando tutto ciò che prima ci è sembrato inutile, scontato, come il tempo, un ti voglio bene, un abbraccio o un bacio mandato. Saremo più sensibili, ci vorremo probabilmente più bene, trascorreremo più tempo assieme, non avendone mai abbastanza uno dell’altro, ci diremo tutto ciò che non ci siamo detti per paura di dire la cosa sbagliata o per mancanza di coraggio. Ora più che mai stiamo remando tutti insieme, bisognosi di confortarci a vicenda; il mondo si è fermato, però un aspetto positivo c’è stato: abbiamo capito il valore delle piccole cose perché ci sono state tolte. Ora i gesti sono lenti, i passi incerti, le cose tutte silenziose. Non ci si può avvicinare, non ci si può toccare, non ci si può abbracciare... riscopriremo la potenza di uno sguardo, la forza di un sorriso, l’energia e l’intensità di occhi che si toccano e di labbra che si baciano, da un lontano che non è mai stato tanto vicino! (Chiara 15 anni)

Ognuno di noi è il risultato delle vicende vissute, la nostra capacità di sorridere, di credere, di amare, di sperare , di stare con gli altri è la conseguenza di ciò che abbiamo provato e vissuto nella nostra vita .Non è certo facile raccontare le storie della nostra vita ,non è per niente facile raccontarsi, perché significa spogliarsi e osservarsi e al contempo  farsi osservare senza alcun filtro o protezione, è mettere se stessi in discussione. Raccontarsi quindi implica mettersi ogni volta in una situazione nuova sebbene in quel racconto c’è la vita vera che ci appartiene, che seppur accantonata rimane comunque presente come una cicatrice o un tatuaggio ,e ci costringe rivisitandola a riviverla e a dare anche letture diverse; per me  quindi raccontarsi è un po’ mettersi a guardare ,come fa uno spettatore dietro una finestra, una parte della propria vita in cui te stesso sei il protagonista ,sai già la trama , come va a finire e non puoi fare più niente per intervenire,  un modo per vedere le nostre fragilità e quelle altrui di cui spesso cerchiamo di tenerci al riparo o ben strette nei pugni chiusi.

Ascoltando la canzone di Elisa , le note e le parole  arrivano dritte al cuore e si capisce subito che è un inno, un invito a non lasciarsi andare mai ,a guardare oltre l’orizzonte perché c’è o ci sarà poesia per ogni persona che oggi  soffre, che è sola, che è stata ferita o abbandonata. "Ma cambierà stagione, ci saranno nuove rose “

Credo che ciascuno di noi ha dentro di sé qualche ferita che ha comportato lacrime invisibili e non  ,che ciascuno ha vissuto qualcosa che poi lo ha cambiato radicalmente, e questo cambiamento spesso dipende proprio dalla forza, dalla grazia  che possiede il nostro cuore, si può sprofondare nel buio più oscuro o cercare e trovare la luce. Per me un momento importante della mia vita è stato il passaggio dalle elementari alle medie, un momento che per me ha significato una rinascita e una scoperta di me stesso. Ho voluto con tutto me stesso entrare in un ambiente completamente nuovo perché volevo liberarmi da tutti quelli e da tutto quello che mi faceva sentire intrappolato e non essere mai libero di essere me stesso. Alle elementari mi sono sentito chiuso dentro una scatola nella quale venivo giudicato ogni momento, scatola dove le mamme hanno litigato tra loro creando diffidenze e distanze sia tra loro che tra noi ragazzi, dove la maestra non era più spontanea, dove mia madre mi controllava , dove ero costretto a essere qualcuno che non volevo e che non mi piaceva, scatola dove nessuno l’ho più visto come mio amico e nessuno volevo più come mio  amico perché era pronta la delusione. Non mi piacevo per niente neanche fisicamente. Alle scuole medie invece sono stato considerato per quello che ero io e basta, con i miei successi e le mie mancanze, con i miei nuovi compagni mi sono sentito libero e felice, togliendo tutte le mie diffidenze. La storia importante non è però questo cambiamento di vita, il passaggio da un ambiente che mi teneva triste e prigioniero a un altro sereno e costruttivo, non è importante il fatto del cambiamento in sé ,ma il fatto anche di aver capito che il cambiamento era avvenuto perché io stesso ero cambiato per primo e che per stare bene con gli altri bisogna prima stare bene con se stessi, infatti ho imparato a prendermi cura di me stesso, ho imparato a non dipendere dai giudizi altrui, ho imparato ad avere comportamenti e a fare le mie scelte di cui sono pienamente responsabile.

Un passo della canzone di Elisa dice

 “Perdona e dimenticherai

per quanto possa fare male

 in fondo sai che sei ancora qui

e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà

questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve”

Ognuno di noi nei periodi più difficili che la vita gli prospetta deve avere la forza di perdonare e perdonarsi ,di accettare le situazioni senza farsi sopraffare dallo sconforto, deve vincere le difficoltà e credere fortemente che ogni cosa che accade ha un motivo, quello di  renderci più forti e migliori, perché il tempo scioglie un po’ alla volta tutte le amarezze facendo uscire i fiori bellissimi dell’amore  e della speranza di un futuro migliore. Ormai da mesi ci troviamo ad affrontare una pandemia che ci riempie di paure per i nostri cari, che ci fa vivere le difficoltà dell’isolamento, dei divieti, delle privazioni dello stare insieme , e cosa c’è di più bello dello stare insieme, del condividere tempo e emozioni? Una pandemia che riempie i discorsi di tutti di sconforto per il futuro, che a noi ragazzi ci ha tolto la piacevolezza e la leggerezza dello  stare insieme in classe, alla ricreazione, in pizzeria, ma che non può toglierci la voglia e la speranza che passerà, che la supereremo e torneremo più forti e più pieni di sogni di prima. (Giacomo 14 anni)

prof buongiorno, sono Giulia  come ci ha chiesto ieri sera, abbiamo cercato di mettere insieme alcune delle riflessioni che sono scaturite dalla lettura della lettera che ci ha inoltrato con il link. Questo messaggio riassume un po’ tutto.  Secondo il nostro punto di vista leggere questo articolo è un po' come vedere, trovare il lato positivo in tutto quello che sta succedendo. Il corona virus ormai è il fenomeno di cui tutti parlano, l’argomento centrale di quasi tutte le discussioni che si sono tenute in questo tempo, in questo mese. Ovviamente ci ha colto alla sprovvista, motivo per cui credo si sia generato cosi tanto panico, ma credo che questo sia stato anche il nostro punto di partenza, il movente del nostro “rimbocchiamoci le maniche, e iniziamo a trovare una soluzione a tutto questo”. Grazie a questo virus, come scrive Gianni siamo riusciti a risvegliare il nostro spirito di fratellanza e rendere la nostra società più sensibile e solidale. Ciò nonostante è molto difficile il periodo che stiamo affrontando e se da un lato ci sta rafforzando, dall’altro ci sta facendo rendere conto della realtà in cui vivevamo, una realtà per nulla, e non so se dire per fortuna o purtroppo, pronta ad attraversare un periodo come questo, un periodo in cui medici, dottori sono quasi tenuti a scegliere chi salvare tra due pazienti, adottando come unico criterio quali tra i due sia più anziano. Purtroppo è questo lo scenario che abbiamo davanti, uno scenario che però credo migliorerà, in quanto ormai tutti ci stiamo mobilitando, chi può dona, e questo sta molto aiutando. Il tempo, le ricerche, il progresso, i nostri medici, dottori, biologi, epidemiologhi ci permetteranno di risollevarci da tutto ciò. (GIULIA 16 anni)

La mia vita è cambiata nell’arco di un istante. Ricordo ancora quel giorno di marzo, eravamo a scuola e tutti parlavano di questo virus, ma nessuno immaginava che avrebbe cambiato le nostre vite. Il prof di italiano e il prof di musica ci spiegarono la situazione, situazione all’apparenza stabile, ma solo all’apparenza. Quel giorno fu l’ultimo giorno di scuola e nessuno se lo aspettava. Non ho potuto neanche dire un ciao simbolico ai miei compagni e questo mi è mancato. Era ufficialmente chiusa la scuola ed essa, per un ragazzo della mia età, significa tutto, quindi avevo capito che la mia vita, come la vita di tutti, sarebbe cessata e nessuno pensava per così tanto tempo. Questa pandemia mi ha talmente segnato che la mia vita si divide in pre marzo e post marzo e purtroppo gli avvenimenti accaduti dopo marzo sono più numerosi. La fine delle medie l’ho passata in dad e non è stato facile non potermi relazionare con i miei coetanei, ma per fortuna abbiamo fatto “un’ultima cena” e ci siamo rivisti tutti. C’era anche qualche prof e, da come ci guardava, si capiva subito che la scuola li era mancata. Non è stato molto divertente ma è stato importante salutare per l’ultima volta i miei compagni che, nel bene e nel male, mi hanno accompagnato in un cammino durato tre anni. Anche l’arrivo alle scuole superiori non è stato facile, ho incontrato per la prima volta più di un mese fa persone nuove e me sembra ancora di non conoscerle. Anche se può sembrare stupido ma il rapporto umano con i compagni è importante e a noi non hanno dato l’opportunità di legare. Spero che ce la diano in seguito e, se così non sarà, mi ritroverò a crescere e a fare un cammino di vita con degli sconosciuti. A mio parere anche i prof non hanno l’opportunità di conoscerci e di inquadrarci, perché verifiche e interrogazioni non bastano a comprendere un ragazzo, stiamo vivendo un cambiamento fisico e mentale e i professori dovrebbero aiutarci a capire cosa sta succedendo al nostro corpo e soprattutto dentro di noi, il fatto che un prof ci aiuti con la sua esperienza di vita è importante. Ci stanno togliendo la possibilità di avere una formazione adeguata poiché sedersi davanti ad un computer e rispondere a qualche domanda non è come stare in classe ed ascoltare la lezione, anche perché la battuta del compagno di banco che ti strappa un sorriso serve a resettare un attimo le idee e a comprendere meglio la lezione. Questo periodo mi ha segnato, ha cambiato le mie abitudini, ha cambiato il mio carattere e mi ha fatto capire una cosa, un singolo giorno basta per cambiarti la vita. (Raffaele 14 anni)

Quest'anno per me, e per molti miei coetanei è stato un anno "particolare". Non intendo semplicemente per ciò che abbiamo dovuto affrontare con l'arrivo di questo terribile virus, questo sarebbe già stato sufficientemente per renderlo fuori dal comune. Intendo il passaggio dalle scuole medie alle superiori che è stato  fuori dal comune, diverso da come ognuno di noi lo immaginava. Non abbiamo trascorso insieme fisicamente gli ultimi mesi di scuola, non abbiamo sostenuto un normale esame di terza media e anche se sono contenta della mia nuova classe perché mi trovo benissimo con la maggior parte di loro non abbiamo avuto molto tempo per stare insieme. Eccoci di nuovo catapultati in una dimensione diversa, asettica, individuale della didattica a distanza. Spero che questo finisca al più presto e che si possa tornare a stare tutti insieme in classe, a fare lezione, a toccare i banchi, a guardarci fra noi e sorridere, ridere, discutere, confrontarci  come sarebbe normale che fosse...ma al momento tutto ciò è sospeso, in pausa...(SOFIA)

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Le paure: Una delle esperienze di paura più ricorrenti in quest’ultimo periodo, che credo accomuni molti di noi, è la situazione in cui purtroppo siamo stati catapultati. La paura di dover rivivere il lockdown e la paura che questa condizione si prolunghi per un lasso di tempo piuttosto ampio mi angoscia. Sono stufa di dover vedere le persone a me più care solo tramite uno schermo e vivere con la costante ossessione che un mio gesto sbadato possa essere fatale per qualcuno. Trovo molto difficile il superamento di questa paura che, anzi, va via via ingigantendosi di giorno in giorno. L’unico bagliore di speranza mi è dato dalla fiducia nella scienza, che senza dubbio è al lavoro per ristabilire un equilibrio in un mondo dove ormai il passato è solo un felice ricordo mentre il futuro un grande punto interrogativo. La possibilità di avere più tempo libero del previsto mi ha consentito di rivalutare la mia posizione in termini religiosi e di giungere alla conclusione che non posso far altro che aggrapparmi alla fede, l’unica vera forza e certezza che non mi abbandonerà mai nonostante tutto. Non metto in dubbio che la nostra barca riuscirà a superare l’urto delle onde, ma prevedo il processo come molto lento e difficoltoso. La strada non è facile, ma senza dubbio riusciremo a venirne fuori, seppur radicalmente cambiati. (Antonella 18 anni)

Nella vita tutti attraversiamo dei momenti bui ma non per questo vuol dire che la vita sia brutta anzi, la vita è qualcosa di stupendo, qualcosa non facile da raccontare, ognuno ha la sua e decide di viverla come meglio crede. Dovrei raccontare un evento significativo della mia vita e lo farò, ma non sarà un evento qualsiasi considerato il brutto periodo che tutti stiamo attraversando. quello di cui vi voglio raccontare è un’ evento accaduto il 4 marzo 2019. Era tutto quasi normale, persone che andavano a lavorare, ragazzi che andavano a scuola, insomma una giornata normale per tutti noi, eppure c’era qualcosa nell’ aria di diverso, uno stato di ansia, di paura. ma di cosa? Lo scopriremo molto presto,con un nuovo decreto, quello che tutti noi conosciamo come DPCM. il primo di una lunga serie. in questo decreto ci fu la sospensione dell’attività didattica nelle scuole, in presenza. Lo ammetto, per noi ragazzi è stata una gioia sapere che dal giorno dopo non saremmo più andati a scuola, ma presto le cose cambiarono.

9 marzo 2019. Tutto normale ma c’era una macchina che girava per le strade ed era quella dei vigli urbani della nostra città che diceva:’’ State a casa e uscite solo se strettamente necesario’’. ANSIA, PAURA.  Ed eccoci qui, 10 marzo 2019, tutti chiusi in casa. Il tema di questo episodio che vi sto raccontando si chiama ‘’LIBERTà’’. E volete sapere perchè? perch credo che questa parola sia un’ iperonimo che all’ interno contiene tantissimi altri iponomi. quale parola meglio di questa potremmo usare per fare un riassunto. Ma ritorniamo al nostro racconto e vi farò capire perchè ho scelto la parola LIBERTà.  Eravamo tutti chiusi in casa, nei supermercati c’era la fila, mancavano i lieviti, mancavano molti beni. Tutti eravamo diventati pasticcieri o pizzaioli, siamo italiani è normale non ci arrendiamo mai. Allora noi cucinavamo e cantavamo dai balconi, un canto pieno di speranza che tutto potesse finire al più presto. Ma non fu così, i giorni pasavano e quelli che dovevano essere 15 giorni di loockdown, divennero mesi. All’ inizio non sembrava così tragico ma piano piano iniziammo tutti a sentire la mancanza di quelle abitudini quotidiane che tanto disprezzavamo. Ci mancava andare a scuola, ci mancava andare a lavorare, ci mancava andare in palestra, ma soprattutto ci mancava una cosa, le persone. Gli abbracci, i baci, le feste, le cene tutti insieme a ridere e a scherzare. ‘’ Non vi annoiate mai’’, ci chiedevano gli adulti,’’ di fare sempre le stesse cose? andare alle feste, uscire con gli amici? non diventa noioso dopo un po’? Nessuno sapeva come rispondere. Perchè infondo non lo sapevamo neanche noi. Erano sempre le stesse cose, però ci piacevano. allora cosa era che ci piaceva? Non riuscivo mai a darmi una risposta, ma poi ci sono arrivata e sapete qual’ è? A noi non piaceva andare alle feste, ci piaceva la libertà. Libertà di uscire e non uscire, libertà di essere felici e non esserlo.  Ho sempre detto che la parola più bella è AMORE, ma infondo sono io che decido di amare una persona o meno, sono io che decido di farmi amare dagli altri. Quindi non possiamo riassumere anche questa parola, con libertà?  Lì, chiusi dentro casa iniziavamo ad apprezare quelle piccole cose che facevano la differenza. E volevamo uscire, tornare alla normalità, volevamo illuderci che tutto sarebbe finto presto, ma non è una favola quella che vi racconto, non c’è il lieto fine o meglio il ‘’ Vissero per sempre felici e contenti’’. Lo speravamo ma infondo sapevamo tutti che non sarebbe finito tutto così presto. Quando finalmente potemmo uscire, dopo 3 mesi chiusi, incominciammo a vedere di novo il mondo a colori, ma eii, calmi, non sarà sempre così. Passo’ un mese e tutti o quasi ritorammo a vedere il mondo in bianco e nero. Ritornavamo a litigarci con le persone, a parlare male uno dell’ altro. Insomma rtornammo a quelle vecchie abitudini che tanto ci mancavano. (Chiara 14 anni)

Salve prof !! Eh già, sono proprio io che le mando questo messaggio. Io che lì nella scuola faccio fatica ad esprimermi per "paura" di sbagliare,di essere giudicata,di non essere capita...il che è da stupidi,lo so. Mi ha chiesto cos'è per me il tempo. Bhe,bella domanda! Prima di questo periodo,forse, le avrei risposto che il tempo è importante perché la vita è breve ecc ecc .. insomma quelle cose che si dicono sempre, giusto per rispondere. Bene, oggi posso dirle e confermarle che il tempo è PREZIOSO !! Che il tempo non ci aspetta,anzi passa pure in fretta. Oggi è già il 23 marzo e siamo tutti chiusi in una casa con la domanda "ma perché tutto questo?"oppure,almeno io mi sono chiesta più volte "dov'è Dio in queste situazioni?". Ecco è proprio qui che sta il bello e sa perché? Perché,sì,Dio c'è. Dio c'è sempre e oggi il suo compito,secondo me,è quello di farci capire cos'è il tempo!! Io non credo che quelle 24 ore siano messe a caso, un motivo ce le hanno. Infatti ho capito tante cose. Che la vita non è monotona, che la scuola non è una rottura di palle (mi lasci passare il termine), che stare con la propria famiglia non è scontato. Ho capito che se prima vedevo i miei nonni solo per 2 ore al giorno e mi sembrava una cosa normale,in realtà erano le più importanti di tutta la giornata, perché oggi mi mancano più che mai e di certo in futuro diventeranno molte di più. Ho capito che quelle 5 ore al giorno passate dentro quattro mura,con l'ansia addosso ma anche con il sorriso o  con la felicità,la gioia negli occhi dei miei compagni di classe, in realtà non sono monotone,anzi. Ho capito che quel sabato sera passato qui a Latiano con gli amici di una vita è la meraviglia ed è una cosa che ora rimpiango. Ho capito di chi ho davvero bisogno nel mio percorso. Ma soprattutto ho capito che quella cosa,ritenuta da me stessa insensata e stupida e che riuscivo a dare solo ai miei genitori,in realtà è un gesto importantissimo. E sa cos'è prof? L'ABBRACCIO. Ne ho davvero tanto bisogno in questo periodo,però al momento non si può e non mi resta che aspettare e per questa volta lo faccio volentieri.. Un'ultima cosa volevo dirle. Proprio qualche giorno fa ho visto un film intitolato "A un metro da te". Parla di due ragazzi malati che non potevano avvicinarsi,toccarsi,baciarsi a causa di quella malattia che li perseguitava da quando erano bambini. Vanno in giro con guanti, mascherine, devono stare a un metro,anche due,di distanza e devono lavarsi spesso le mani. Che coincidenze vero? Proprio come questo periodo! Ma a parte tutto il film con una storia d'amore stupenda, alla fine si dice una frase "...abbiamo bisogno di quel tocco della persona che amiamo quasi come abbiamo bisogno di respirare..ma non ho mai capito l'importanza di quel tocco fino a quando non ho potuto più averlo...quindi toccate lui / toccate lei, la vita è troppo breve per sprecarne anche solo un secondo." Mi auguro che lei stia bene e le consiglio di vedere il film (Daniela 17 anni)

"Le mie piccole esperienze di paura sono perlopiù banali, ad esempio la paura di affrontare un'interrogazione, la paura di andare male a un compito, ma soprattutto la paura di essere giudicato negativamente. Quest'ultima può sembrare una piccola paura, ma in realtà è di grande spessore e per me è proprio come sentirsi su una barca che sta per affondare. È una paura che aiuta a crescere, dicono tutti, un timore che permette di migliorare e di riflettere sui propri errori, ma ciò dipende anche dal modo in cui si viene giudicati. Io ho sempre temuto le critiche molto forti, basate su un linguaggio anche di ingiuria, che siano da parte dei genitori, di amici o dei professori.   Sono di un animo molto sensibile e le parole mosse da una critica offensiva mi uccidono molto più di una piccola offesa da parte di una semplice persona di cui si sa che sta dicendo per scherzo. Il mio animo sente il bisogno di parole dolci e di comprensione, anche quando il mio comportamento si rivela ingiusto e scorretto ho sempre bisogno di parole di comprensione. Questa piccola ma grande paura è difficile che venga superata da me stesso, vorrei che fosse il comportamento e il modo di porsi degli altri a cambiare nei miei confronti. Per il resto non credo di avere paura di altre situazioni come quella che stiamo vivendo attualmente, la pandemia di COVID-19. Io sono un ragazzo cosciente e quasi sempre rispettoso delle regole e se sono consapevole di comportarmi bene allora non ho paura di affrontare una pandemia di questo genere; mi adatto alla situazione e mi rassegno dal fatto di non poter uscire di casa o di uscire con la mascherina;  ma di una cosa è difficile rassegnarmi, quella di non poter incontrarmi per suonare con i miei amici con cui ho formato una band ed è qualcosa che mi rattrista tantissimo perché è dalla musica che dipende il mio futuro. Io comunque rimango ottimista e sono sicuro che questa situazione passerà, ma sono anche realista e talvolta devo essere pessimista quando sento che ci sono persone che vanno ancora in giro senza mascherina o che organizzano eventi creando assembramenti. Siamo tutti sulla stessa barca, senza alcuna distinzione in classi sociali, e dobbiamo fare in modo che questa barca resista agli urti delle onde e se solo uno si lascia andare creando un buco nel legno, l'imbarcazione affonda così come tutti noi." (Danilo 17)

La paura è un sentimento presente nella vita di ognuno di noi. Almeno una volta durante la giornata percepiamo timore e paura per affrontare le difficoltà che ci vengono poste o semplicemente per superare degli imprevisti inaspettati. Anche io spessissimo mi cimento in ciò. La paura prima di affrontare un’interrogazione o un compito, che no, non è solo un po’ di ansia, ma è paura di sentirti delusa da te stessa, di non essere mai soddisfatta. Ma queste sono solo manifestazioni minime. La volta in cui ho davvero avuto paura è stata l’anno scorso a fine maggio. La mamma di una mia amica molto stretta lottava da due anni contro un tumore che è riuscito a portarsela via. Essendo io una ragazza molto vulnerabile e soprattutto empatica é stato difficilissimo per me affrontare ciò. E questa esperienza è stata caratterizzata solo e soltanto dalla paura. Avevo paura di qualsiasi cosa, di sbagliare a pormi con la mia amica, di non essere da supporto, di essere più debole di lei, di essere inutile. I due giorni successivi la invitai a stare a casa mia e avevo paura di non riuscire a sopportare il suo dolore, di non capirla dato che lei era totalmente apatica. Mi sentivo in colpa di avere mia madre affianco, di poterle dare il buongiorno o semplicemente vederla. Ancora oggi ricordo a malincuore quelle giornate anche perché lei è cambiata molto, infatti non siamo più amiche, ci scambiamo solo qualche messaggino per chiedere come va, ma niente di più. Si è distaccata molto da tutte, ha cambiato amicizie, è cambiata caratterialmente e si è attaccata in modo morboso al suo fidanzato. Questo ha solo alimentato la maggiormente la mia paura di non essere stata abbastanza e di non esserle stata affianco quanto bastava. A poco a poco questo timore del passato sta svanendo ma penso che continuerà ad essere sempre presente, forse come un “avrei potuto fare di più “.(Francesca 17 anni>)

Tutti, ma proprio tutti ti mostreranno soltanto ciò che giudichi, ciò che crediamo di non essere, ciò di cui siamo dipendenti, ciò che ci mostrano i nostri genitori, ciò che ci mostra la nostra notte oscura dell’anima. Il signor Mendez dice: "Se solo tu potessi vedere la bellezza che può nascere dalle ceneri, se tu potessi vedere ciò che di meraviglioso c’è in te. Più  grande è la lotta e più glorioso sarà il trionfo!” Sarebbe bello un mondo nel quale ci si può mettere in mostra, non per i propri limiti, ma per le proprie risorse. Un mondo nel quale ognuno, nella sua diversità, ha un posto. Dove tutti vengono incoraggiati a scoprire le proprie potenzialità  e si aiuta chi ancora non ha avuto il coraggio o la capacità di trovarle. Dove non ci sono primi posti e ultimi. Dove non esistono raccomandazioni. Dove le persone non si sentono sminuite perché viene detto loro che non ce la faranno mai.  Un mondo dove le persone non devono vergognarsi di mostrare le proprie fragilità. Dove i propri sogni non devono essere nascosti. In questo mondo dovremmo avere tutti la stessa umiltà di Mendez e il coraggio di Will. Egli gli ha porto la mano sin da subito e lo ha aiutato a credere in ciò che Will immaginava fosse impossibile. Ciò vuol dire che nella vita quando si vuole ottenere qualcosa che ci sembra estremamente lontano, bisogna lottare, non imporsi alcun limite e non ascoltare i pregiudizi della gente. (Giulia 17 anni)

Le paure che affrontiamo nella vita sono varie e molteplici. Ogni giorno ci ritroviamo ad affrontare situazioni che sono più grandi di noi, specialmente in questo periodo dominato dal Coronavirus. Personalmente la paura più grande che mi ritrovo ad affrontare nella vita di tutti i giorni è quella di non essere all'altezza delle situazioni, di non riuscire a dare il meglio di me, di deludere le aspettative che la gente ha nei miei confronti. Tutto ciò, ovviamente, ha anche delle ripercussioni importanti sul mio modo di affrontare la realtà, in quanto sono portata a considerare le varie circostanze della vita come delle prove che devono essere concluse raggiungendo sempre il miglior risultato. Quando riesco a raggiungere gli obiettivi sperati, tutto ciò che ne deriva è un grande senso di gratificazione personale, ma quando ciò non avviene cado nell'incertezza, nella tristezza e ripenso a quello che sarebbe potuto essere se avessi agito diversamente. Ovviamente, tutto ciò compromette sia la mia tenacia nell'affrontare le prove successive e sia il mio stato emotivo, nonché l'autostima. Tutt'ora non credo di aver superato del tutto questa paura, in quanto la sento sempre presente in tutto quello che faccio. Nonostante ciò, cerco di impegnarmi nel vivere la mia vita, le varie esperienze e le prove in funzione di me stessa e non di cosa si aspettano gli altri. Quello che faccio oggi so di sicuro che mi tornerà utile domani e se non raggiungo i miei obiettivi, ne cerco di nuovi alimentando gli stimoli e l'autostima. In questo processo è necessaria la tenacia e la voglia di rialzarsi dopo una caduta. Le difficoltà ci saranno sempre sul nostro percorso, l'importante è non perdersi d'animo e lottare nel rispetto della nostra e dell’altrui persona. Solo così la nostra barca riuscirà a superare l'urto delle onde.(Giulia 18 anni)

La mia paura è quella di non essere abbastanza, di deludere le aspettative che hanno gli altri nei miei confronti, ma soprattutto le mie. Non riguarda un solo ambito, ma molti, partendo da quello scolastico fino a quello familiare e della vita in generale ed entra in gioco nei momenti in cui più mi sento oppressa da ciò che capita intorno a me, aggravandosi o meno a seconda del mio stato d’animo. Anche partendo da un momento in cui, ad esempio, non riesco a capire un determinato argomento di una materia qualsiasi, se non gestisco in tempo la sensazione questa prende il sopravvento e va a mettere in dubbio la mia capacità di riuscire in ogni cosa. È una paura che non ho superato, non del tutto. So che riuscire a raggiungere gli obiettivi che mi pongo dipende solo da me, e che se non riesco in qualcosa devo solo provare a guardarla da un altro punto di vista o impegnarmici di più, ma questa consapevolezza non sempre basta. Se “la nostra barca” allude alla situazione in cui ci troviamo attualmente, ovvero alla pandemia legata al covid-19, per me non è facile dare una risposta certa. Giorno dopo giorno le notizie che ci arrivano sono sempre più sconfortanti e sembra che invece di progredire si stia tornando al punto di partenza. Nonostante questo credo di si, riusciremo a superare “l’urto delle onde”, ma i tempi in cui ci riusciremo dipendono solo da noi e dal nostro senso di responsabilità per noi stessi, i nostri cari e chiunque altro.(Irene 17 anni)

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La strada:Oggi voglio fare un pezzo di strada insieme a voi. Si, perché la strada è una delle più belle metafore della vita dove, in un cammino fatto di salite, curve e ripide discese, può succedere di tutto. Proprio come in questo tempo nel quale ci sembra che la strada sia come bloccata, inaccessibile, chiusa.Eppure una via d’uscita ci può, ci deve essere!

Cosa sta succedendo nel cammino della tua “strada”?

La strada che segue la mia vita in questo periodo possa definirla sterrata, con qualche fossa. Sto vivendo un periodo pieno di alti e bassi, anzi, più bassi che alti. L’importante nella propria vita dovrebbe essere uscire, stare a contatto con gli altri, con le persone che si amano e a cui si vuole bene e invece …. Sono chiusa da più di un mese dentro casa, non vedo nessuno se non i miei genitori. Da tantissimo tempo, sono stata costretta ad abbandonare quelli che erano i miei hobby. Le mie giornate oltre che dormire la notte sono costituite da solo studio; non sembra ma quando si insiste troppo su una cosa, anche se importante potrebbe trasformarsi in qualcosa di negativo per l’essere di una persona. Tutto ha un limite come spero abbia una fine anche questa situazione. Sembra di essere inciampata in un sassolino o in fosso della mia strada e che non riesco ancora a rialzarmi del tutto. (ALESSANDRA)

Lungo il cammino della mia strada si sta evolvendo semplicemente la mia vita, uno vita che, come quella del padre e del bambino è accompagnata dalla provvidenza, alla ricerca di quel tesoro nascosto che per me è rappresentato dalla mia realizzazione personale, ancora molto lontana da me. Il libro di McCarthy è molto interessante, poiché in uno scenario del genere, l'autore è riuscito a spiegare temi molto profondi e inoltre nel brano si nota quando Cormac McCarthy sia un cristiano. (ALESSANDRO 16 anni)

Cosa sta succedendo nel cammino della mia "strada"? In queto periodo ci sembra che la strada sia come bloccata, inaccessibile, vietata tutto ciò caratterizzato anche dalla costrizione di rimanere chiusi in casa senza poter uscire, incontrare i tuoi famigliari o i tuoi più cari amici. Si sovrappongono diverse emozioni per lo più negative tra cui: tristezza, noia e soprattutto paura. Paura di non poter vedere i miei parenti, paura di dover uscire di casa… Come già citato nel romanzo ‘’la strada’’ c’è una via d’uscita, un bagliore di luce e di speranza ossia la fede.  Credere che tutto questo finirà presto, di tornare alla normalità felici e spensierati. (ALESSIA 16 anni)

Ultimamente nel percorso della mia vita sto incontrando molti ostacoli o situazioni tali da mettermi sotto stress.  Non nego che tutto ciò sia utile per capire fin dove riesco a spingermi con la mia volontà di voler risolvere le cose, ma molto spesso mi ritrovo spiazzato e incapace di reagire. Negli ultimi giorni ho notato come tutta questa situazione orribile mi stia facendo ritrovare in una sorta di limbo, ove non riesco a dedicarmi allo studio e alla famiglia in egual modo. Proprio perché costretto a stare chiuso tra 4 mura per molte ore mi ritrovo ad avere una vita abbastanza monotona e ciò è una cosa insopportabile per me. D'altro canto però sono sempre spinto dalla speranza che tutto possa risolversi in meglio e di certo non rimango a terra senza agire dopo aver incontrato degli ostacoli molto più grandi di me.(Antonio 16 anni)

In una vita così frenetica e basata sul correre da un luogo all'altro, molto spesso non si dava una giusta importanza e rilevanza al proprio bambino, un bambino che un giorno diventerà parte attiva del nostro mondo ormai digitale. Come suo diritto, il bambino andrà a scuola, imparerà non solo a leggere e a scrivere ma imparerà anche a vivere e confrontarsi con altre persone che non sempre gli faranno i complimenti. Ma tornando a casa molte volte si ritrova in un ambiente disperso, dove ogni componente della sua famiglia pensa e ripensa alla sua sola giornata, senza guardare cosa c'è negli occhi dell'altro. Eppure, quando la nostra quotidiana corsa si è interrotta per 4 mesi, finalmente si sono aperti gli occhi, finalmente si è ritrovato un rapporto con il proprio bambino non solo educativo, ma affettivo. Un rapporto di amicizia, complicità, di amore-odio che si è potuto costruire giorno dopo giorno, tra lacrime di nostalgia e sorrisi di speranza. Dovevamo arrivare ad una pandemia mondiale per questo? (Carmela 18 anni)

Il periodo in cui viviamo ha sconvolto anche la mia vita, proprio quando credevo di passare l’ultimo anno in serenità, è successo tutt’altro. Speravo di poter passare quest’anno insieme ai miei compagni di classe, in presenza in modo da avere un bel ricordo di questo percorso scolastico che ormai è quasi alla fine. Però conserverò sempre bei ricordi, fin dal primo anno anche se non eravamo una classe unita. Poi anche se la strada che io avrei voluto percorrere con le persone con cui ho passato 5 anni della mia vita, è stata bloccata non mi demoralizzo. Come ha detto lei, bisogna trovare una via d’uscita ed è proprio quello che sto facendo, ci aiutiamo anche a distanza e dimostriamo il nostro affetto l’un l’altro anche se siamo di fronte a delle difficoltà. Non ho intenzione di rimanere bloccata, voglio andare avanti e concludere quest’anno nel miglior modo possibile e soprattutto insieme ai miei compagni anche da lontano.(CHIARA 18 ANNI)

La mia vita è sempre stato un continuo andare avanti e non voltarsi mai indietro, senza riguardare mai ciò che mi ha fatto male, che mi ha fatto soffrire e crescere, diventando quella che sono. Ho sempre cercato di condividere la mia strada con poche persone, consapevoli che loro potevano contare sempre su me e viceversa. Nella mia strada ho sempre cercato di andare avanti cercando del buono negli occhi delle persone, in ogni situazione, in ogni tappa di essa. Ora come ora mi ritrovi a dover ripercorrere un tratto della mia strada, forse uno tra quelli più dolorosi, e proprio sapendo cosa esso comporta mi sotterra, mi mette a KO. Mi sento dire in continuazione che è il tempo dei combattenti, che bisogna andare avanti ed essere forti, sono d'accordo si ma questi dovrebbero essere gli anni 'più belli' della mia vita, delle miglior risate e litigate, abbracci e pianti sulla spalla di un amico vero. Certo, non perdiamo mai 'gioia' tra di noi, ma si può chiamare gioia passare le proprie giornate davanti ad uno schermo e avere come 'amici' solo dei libri e quaderni (FRANCESCA 16 ANNI)

Cosa sta succedendo nel cammino della tua "strada”? Al contrario di quanto ascoltato nel filmato, questa volta a mettersi davanti alla strada mia e di tutti coloro che vivono questo periodo storico non è la fame o il freddo. Questi due sono elementi che accomunano tutte le guerre ma non questa. Perché di guerra si tratta. A qualcosa di invisibile, certo, ma distruttivo. I segnali di regresso sono innumerevoli e vengono tutti da settori differenti. Alla luce di quanto detto, penso sia molto più semplice affliggersi e non rasserenarsi. In prima persona ho vissuto e sto vivendo l’affanno generale che sicuramente non comporta alcun vantaggio da nessun punto di vista. Se nel primo momento di difficoltà (primo lockdown) la mia risposta è stata del tutto positiva, adesso sono e siamo davanti a un periodo che non lascia spazio alla speranza. Sono in realtà l’angoscia e lo sconforto le protagoniste della giornata con tutto quello che questo comporta. La sensazione di impegnarsi, ma non abbastanza, nonostante ce la si metta tutta, accomuna una grande parte degli studenti, questo forse a causa della grande quantità di tempo passato sui libri e davanti agli schermi che, a lungo andare, rende tutto tranne che produttivi. I cardini a cui far riferimento non sono più persone adulte, con cui prima avresti pensato di poter risolvere tutto, ma studenti, ragazzi, amici che come te sono nella tua stessa situazione. Sanno comprendere. Certamente, trovandosi nella stessa posizione e ad uno stesso punto della “strada”, non sono le persone giuste con cui poter risolvere il problema, ma semplicemente rappresentano un modo per sfogarsi e raccontare e condividere con qualcuno le proprie paure. (Giulia 16 anni)

Credo che ogni giorno ci siano dei piccoli cambiamenti, si verificano delle situazioni che mutano ogni istante il nostro cammino. Purtroppo questa situazione che stiamo vivendo ci obbliga a non poter vivere a pieno la nostra quotidianità. Anche se da questo percorso che stiamo affrontando riusciamo a capire e comprendere l’importanza anche dei piccoli gesti, un semplice abbraccio, vedere le persone più care: CI MANCA TUTTO QUESTO. Personalmente penso che io da questa situazione ne uscirò più consapevole e responsabile di prima. Nel video che ho potuto vedere, mi ci sono rispecchiata un po', in particolare mi sono rivista quando il padre con il figlio volevano trovare un luogo migliore per poter vivere in sicurezza e non “sopravvivere”, anch’io vorrei che tutto questo che sta accadendo al nostro mondo finisse, vorrei anch’io trovare un mondo libero, diverso in cui poter trascorrere in tranquillità la propria esistenza senza aver paura di uscire per evitare di ammalarci. Come nel libro, LA STRADA di  Mac , anche nella realtà va seguita la metafora del “sentimento-ragione” , perché sì, siamo umani e a volte a causa delle emozioni compaiono gesti errati. Ecco perché dovremmo sempre agire consapevolmente, soprattutto ora. Io credo di riuscirci. (GIULIA 18 anni)

COSA STA SUCCEDENDO NEL CAMMINO DELLA TUA STRADA? È ormai da me si il coronavirus ha costretto l’intera popolazione italiana a vivere rintanati nelle proprie case, nel terrore e nell’ansia per il domani. questo, oltre a dimostrare che dovremmo essere più attenti e  previdenti in futuro, prova che quello che ci serve  più di ogni cosa: è la libertà. Senza la libertà, l’essere umano non si sentirà mai completo, poiché si ritroverà sempre sotto pressione, e credo che questo sia quello che sta succedendo a tutti noi studenti italiani, o almeno a me personalmente. La mente rischia di cedere ben prima di qualsiasi altra cosa. È per questo che questa specie di quarantena, che sicuramente durerà ancora per molto tempo, è così devastante per molte persone. Essere costretti a restare nelle proprie abitazioni, senza poter fare quello che ci pare e piace, è terribile per chiunque. Questa è anche l’ennesima prova di quanto gli esseri umani siano una macchina sociale, che devono interagire con gli altri per non diventare mentalmente instabili.  Ed è quello che vorrei far capire a tutti, specialmente al sistema scolastico: noi non siamo robot o semplicemente oggetti, privi di qualsiasi sentimento o emozione, ed è da situazioni come questa che lo si dovrebbe capire.  Ma purtroppo non è così, noi studenti stiamo letteralmente “scoppiando” in quanto viviamo ormai di quotidianità. Non è bello alzarsi tutti i giorni e sapere che devi affrontare la stessa pesantissima giornata appena finita, se non addirittura peggio.  Spendiamo tutte le nostre mattinate, 6 su 7, davanti a uno schermo, 5 ore su 5, con la continua ansia di essere semplicemente interrogati, con la differenza però che i professori pensano che qualunque cosa noi facciamo la “copiamo” , andando magari contro a tutto il lavoro fatto il pomeriggio precedente. In queste ultime settimane sento spesso il bisogno di staccare un attimo da tutto e tutti, quando però mi accorgo di tutto ciò che devo fare, capisco che non è fattibile. Ed è in questo momento che iniziano i pianti e le crisi. Sembra un pò assurdo ma è così, e a dirla tutto non sono neanche l’unica a provare tutto questo. - Ma in fondo cosa vogliamo farci! Siamo ragazzi e problemi non abbiamo!  Almeno il nostro tempo occupiamolo studiando e facendo cose utili!-  Questo è quello che ci sentiamo di dire…. Avrei molto altro da dire, ma credo che questo basti già,  per capire un pò la situazione di noi ragazzi. (MARIELLLA 17 anni)

La mia strada al momento é pianeggiante. Affronto la mia vita con grande serenità anche se le difficoltà non mancano mai. Nonostante il brutto momento che stiamo vivendo, sono abbastanza felice per i risultati che sto ottenendo e per quelli che stanno ottenendo le persone a me più care. Anche se adesso sto abbastanza bene, ci sono Stati momenti (seppur pochi, ma molto intensi ) che mi hanno fatto capire che  la vita é formata da tantissime salite, a volte anche molto ripide dove si rischia di farsi male e dove si pensa che la luce non sorgerà mai e l'unica cosa che vorresti fare é stare a letto e aspettare che tutto passi. Poi però basta stare anche un po con le persone che amiamo e tutto si allevia un po'. Io affronto la mia vita con delle frasi che mi ricordano ciò che sono e mi motivano. Quando sono in difficoltà mi ripeto sempre "la salita é dura ma, quando arrivi in cima, il panorama é fantastico ". (MARIKA 17 anni)

La mia strada sta diventando sempre più arricchita di alberi, fiori e persone. Nonostante abbia perso persone molto importanti nella mia vita, questo mi aiuta ad andare avanti e affrontare ogni giorno i nuovi percorsi che si pongono davanti e ogni scelta. In questo periodo anche se ci sono delle sbarre sul percorso non voglio proseguire per ora, ma sto pian piano arricchendo ciò che ho. Non do peso alle critiche distruttive, apprezzo quelle costruttive e miglioro o almeno cerco di migliorare e migliorarmi. (Marta 18)

Nel cammino della mia strada ho frequentemente incontrato difficoltà, che ho dovuto superare molto spesso con grande impegno. In questo periodo, in particolare modo, penso che la mia strada sia comune a quella degli altri. Ci siamo ritrovati nel bel mezzo di una pandemia globale, che ha sconvolto i nostri ritmi di vita e ci ha reso molto vulnerabili. Sono consapevole del fatto che questo ostacolo, che si è presentato sul mio cammino, non verrà superato molto presto, poiché c’è ancora molto da fare. Ciò che comunque sto imparando da questo periodo è che bisogna essere più uniti fra noi, aiutarci reciprocamente e soprattutto bisogna essere molto responsabili, non solo per il nostro bene, ma per il bene di tutti. (MATTIA 18 anni)

La “strada” è il nostro cammino di vita, il nostro percorso interiore. A volte confondiamo un po’ le cose, crediamo che la “strada” sia quel progetto che abbiamo pensato per la nostra vita e vogliamo a tutti i costi seguirlo. Chi non ha sogni, ambizioni e chi non immagina che la propria esistenza possa essere come l’ha desiderata? La risposta è tutti. Se seguissimo questo ragionamento ci accorgeremmo presto di sbagliare ed è proprio la vita a farcene accorgere. La capacità di adattarsi fa vivere l’uomo. Se siamo troppo concentrati sulle nostre volontà rischiamo di rimanere delusi quando ci accadono eventi che non avevamo previsto e se non riusciamo ad accettare che la vita va così, allora possiamo farci molto male. Personalmente fino a poco tempo fa ero restia ad ogni tipo di cambiamento, rimanevo delusa e arrabbiata quando le cose non andavano nel modo giusto. Col passare del tempo, però, mi sono resa conto di stare sprecando oltre che energie anche e soprattutto del tempo prezioso. Credo che la società in cui viviamo ci spinga a desiderare e a rincorrere un modello, una PERFEZIONE assoluta. Io ero una di quelle persone che correva con affanno dietro quell’ideale, non accorgendomi che stavo perdendo me stessa. Per fortuna la vita ti è sempre d’aiuto e molte volte riesce a darti degli schiaffi per svegliarti e farti comprendere la sua vera essenza. Non a caso un momento complicato per me è arrivato ed è stato il periodo più brutto della mia vita, o almeno così credevo quando lo stavo vivendo. “So wake me up when it’s all over, when I’m wiser and I’m older, all this time I was finding myself and I didn’t know I was lost”, questa è stata la colonna sonora della mia rinascita, è stata la luce in fondo al tunnel, ascoltandola ho compreso tanto. “Svegliami quando è tutto finito, quando sarò più maturo e più grande, in tutto questo tempo stavo cercando me stesso e io non sapevo di essermi perso”, questo è il suo significato e penso che altre parole non potevano essere usate per descrivere ciò che io ho vissuto. Ho capito che quella vita che avevo pianificato per me non era vita. Ho compreso che quella corsa affannosa alla ricerca della perfezione mi stava uccidendo. Ho imparato ad ascoltare prima il mio cuore che le parole degli altri. Alla fine ho realizzato che quel momento buio in realtà non è stato il momento peggiore della mia vita, ma il momento più bello. È stata sì una doccia fredda, le lacrime versate sono state tante ma alla fine posso dire che ne è valsa la pena. Tutto ciò è successo prima di questa pandemia. Penso che la vita mi abbia fatto un regalo, perché mi ha fatto ‘svegliare’ e capire tante cose per poi essere pronta ad affrontare con forza e coraggio questa terribile situazione. Non sono ipocrita e non dico di vivere bene come prima, ma posso affermare di stare reagendo molto meglio rispetto a prima. Questa forza deriva solo da una consapevolezza: la vita è ciò che accade mentre siamo intenti a fare dei piani. Io vivo e vivrò la mia vita continuando a sognare e fare progetti ma senza farmi sopraffare da una corsa affannosa verso la loro realizzazione. Sono consapevole che ci saranno altri momenti bui ma spero di ricordarmi sempre che sono solo dei doni che la vita mi regala per comprendere al meglio la sua essenza. (Simona 16 anni)

Tempo di attesa

È il periodo dell' attesa, perché avvenga qualcosa che ci liberi dai pregiudizi, che ci renda pazienti e premurosi, che ci ridoni il senso di un vivere comune anche con pensieri e idee divergenti...È il periodo dell'attesa di una luce nel tunnel spaventoso di questi giorni, di un orizzonte luminoso che si fa speranza per i nostri figli e per i nostri cari nonni in trepidazione giornaliera...

È il tempo dell'attesa di una storia di pace, di cuori che sperano in un futuro migliore...

È il tempo dell'attesa di una madre che guarda negli occhi i suoi figli e bisbiglia parole di speranza...

È il tempo dell'attesa di un mondo che vuole rivedere limpidamente la sua libertà di vivere..

È il tempo dell'attesa di un Dio che viene per abbracciare le nostre paure di ogni giorno...

È il tempo dell'attesa di un figlio che guarda gli occhi di suo padre lucidi e profondi e gli sussurra ti voglio bene...prima che il tempo passi!!!

Buon avvento e buona attesa a tutti...(Domenico F.)

Raccontare storie ci trasforma: diritto alla parola profonda.

La stessa domanda “chi sono” si può anche tradurre così: “di quale storia sono parte”? Le storie possono aiutarci a capire e a dire chi siamo. Cioè a dare un senso ai frammenti della nostra esistenza, per renderli passi di un cammino unitario. Hannah Arendt scriveva che «il racconto rivela il significato di ciò che altrimenti rimarrebbe una sequenza intollerabile di eventi». Il racconto, poi, è per tutti. «Nessuna vita è così insignificante da non poter essere raccontata», scriveva ancora Arendt. Raccontare dà senso alla nostra vita. È anche una via che aiuta a elaborare, e poi magari a lasciar andare un passato che potrebbe schiacciarci, mantenendo però il suo insegnamento nella memoria.

Lo dimostra l’ansia delle giovani generazioni (e non solo) di raccontarsi sui social. Siamo le storie che abbiamo ricevuto, che ci hanno dischiuso orizzonti, che un po' alla volta impariamo a scrivere con la nostra stessa vita e a trasmettere ad altri. Perché l’essere umano non è un individuo compiuto e autosufficiente bensì un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. E le trame sono sempre incontri, incroci, legami che danno spessore e sapore alla nostra vita. Che ci aiutano a diventare chi siamo, a lasciare qualcosa di noi nel mondo. Attorno a ogni storia si raduna una compagnia: sempre si racconta di qualcuno, per qualcuno, a qualcuno

È il racconto che ci insegna a vivere. Il racconto è una casa ospitale: fa posto a tutte le generazioni. Le storie parlano del passato ma sono spalancate sul futuro. Per questo non passano. Nella società dell’informazione si rischia di diventare grandi consumatori di notizie, ma incapaci di raccontare. L’informazione ha valore solo nell’attimo in cui è nuova. La narrazione invece non si consuma: il suo valore dura e a volte cresce nel tempo.

In questo senso, per riprendere il titolo geniale di un libro Alessandro d’Avenia, ogni storia è una storia d’amore. La 'buona novella' del Vangelo altro non è che la storia di Gesù che tesse legami camminando sulle strade della Palestina e incontra persone, le più disparate, toccando il loro cuore e trasformandolo per sempre. Le storie vere rigenerano, rimettono al mondo. E la storia della “buona novella” sa che è storia d’amore per eccellenza, ci invita ad affidarci a una relazione di amore che ci trasforma dal di dentro (piuttosto che a conformarci a precetti esteriori, che facilmente degradano in pratiche sociali e formalismi). Un legame (​fides,​ corda, affidamento) che ci fa rinascere interi, che ci fa vivere nell’ampiezza. Non tutte le storie sono buone. Ci sono anche le storie di odio, che tramandano divisioni, ostilità, inimicizia tra le generazioni nel tempo. Come le faide, veri racconti di odio dove la memoria è conservata per portare morte e scavare divisioni sempre più profonde.

Il racconto diventa lo spazio dove la vita si fa storia e la storia si fa vita, e dove la narrazione entra nella vita di chi ascolta e la trasforma.

Per non disperdere tutte le emozioni e i sentimenti di questo tempo, che diventerà la storia del prossimo futuro, potreste cimentarvi in un racconto personale che raccolga e racchiuda tutta la ricchezza di questa vostra esperienza di vita.

Da questi racconti, ripartiremo per il prossimo anno!

Prof. C. Tardio