La voce di chi non ha voce

Nel 1998, quando Nabil Bey Salameh e Michele Lobaccaro rinnovarono il progetto originario degli Al Darwish costituendo il nuovo gruppo dei Radiodervish, nell'album di esordio - "Lingua contro lingua" - vollero includere un pezzo intitolato "Asfur".
"Asfur" - l'equivalente in arabo di "uccellino", "passero" - non ha il marchio della originalità, perché anzi il testo originario è una poesia di uno dei massimi poeti palestinesi, Mahmoud Darwish, e una sua famosa interpretazione musicale si deve al grande cantautore libanese Marcel Khalife.
Ma il timbro profondo e struggente della voce di Nabil Bey, il suo canto che si libra leggero nell'aria a dire che la libertà del volo è ancora possibile dopo la lunga prigionia nella gabbia, che là fuori qualcuno ancora c'è che si prenderà cura di te e delle tue ali spezzate fanno capire bene che più forte e più grande dell'originalità può essere sentirsi parte di un popolo e della sua storia, sentire risuonare dentro di sé un patrimonio collettivo di sentimenti, di aspirazioni, di simboli che proiettano lontano e oltre le loro ombre suggestive.
E allora viene in mente che il nostro culto dell'originalità è forse il vezzo di chi da tempo non sa più riconoscersi in nient'altro che in sé stesso, e che dal popolo e dalla cultura palestinese, l'uno e anche l'altra chiusi in gabbia e desiderosi di spiccare sì il volo fuori dalle sbarre ma insieme, abbiamo da imparare la libertà e la solidarietà che un tempo abbiamo saputo e che ora forse abbiamo dimenticato:
Ho chiesto: "Di cosa hai paura?"
"Sono scappato dalla gabbia", ha detto.
"Non aver paura", ho risposto,
"La mia mano è sulle tue ali."
Nabil Bey Salameh incontrerà la cittadinanza nell'Aula Magna del Liceo scientifico "Ribezzo" il prossimo mercoledì 6 maggio alle ore 18.