La casa dimenticata
I sogni e il desiderio di cambiamento della Gen Z in Iran fra tradizione e modernità nel nuovo romanzo di Pegah Moshir Pour La casa dimenticata
Ottobre è ormai da diversi anni il mese per antonomasia in cui “piovono libri” e il Liceo Scientifico “F. Ribezzo” ha dato il via il 17 ottobre scorso ad una settimana ricca di eventi in tal senso con la presentazione del libro La casa dimenticata (Garzanti, 2026) della scrittrice e attivista iraniana per i diritti umani e digitali Pegah Moshir Pour.
L’incontro, proposto nell’ambito del “Festival delle storie”, progetto ideato e promosso dalla “Taberna Libraria” di Latiano con il sostegno e la collaborazione del Consiglio Regionale della Puglia, ha rappresentato un’occasione preziosa di confronto e riflessione su tematiche di attualità per i nostri studenti. L’evento, collegato all’ambito dell’UDA di Educazione civica per le classi terze dedicata alla parità di genere, tuttavia non si è limitato ad approfondire, in particolare, la condizione della donna in Iran, ma ha passato in rassegna tutti i temi che emergono dalla lettura del romanzo di Pegah Moshir Pour: dalla libertà di espressione al valore della memoria, dalla ricerca della propria identità delle giovani generazioni al coraggio di scegliere, immaginando un futuro diverso, dalle conseguenze della guerra alla solidarietà femminile, tra segreti e verità rivelate, che illuminano momenti significativi della storia dell’Iran.
Dalla lettura del libro (come pure dalle parole rivolte al giovane pubblico di studenti che ha ascoltato con attenzione l’intervento dell’autrice) si è compreso con chiarezza come l’intento di Pegah Moshir Pour, nello scrivere questo libro, sia stato non solo quello di raccontare una vicenda familiare fatta di libertà, resistenza e coraggio legata alla grande Storia, ma anche una storia di “restanza”, dal momento che la protagonista rifiuta di andarsene da Teheran mentre infuriano i bombardamenti del giugno 2025, per comprendere l’esilio del nonno, su cui la madre e la nonna avevano mantenuto il silenzio per anni. Questa scelta da un lato porterà la protagonista alla scoperta di un passato familiare, in cui emergono le testimonianze (diari, libri e persino una rivista clandestina) di una generazione che aveva creduto nella libertà di pensiero, dall’altro ad attuare una “resistenza” silenziosa proprio nella “casa dimenticata”, confrontandosi con il presente di un Paese attraversato da tensioni profonde e dal desiderio di libertà.
Nel corso della chiacchierata con gli studenti Pegah Moshir Pour ha sottolineato da un lato l’importanza della ‘casa’ come luogo in cui le donne stanno cominciando a cambiare le cose, in piena sintonia con il sottotitolo del romanzo che recita “C’è un luogo a Teheran dove le donne rivoluzionano la loro vita”, e dall’altro la necessità di dare dignità a tutti coloro che lottano quotidianamente nel loro piccolo per cambiare il volto dell’Iran. In questo senso, nel corso dell’incontro, è stata ribadita l’importanza del concetto di omid (speranza) come forza motrice per il cambiamento di un Paese che ha una storia millenaria, che merita di essere conosciuta anche attraverso la sua lingua e le sue tradizioni culinarie (come accade ne La casa dimenticata), patrimonio culturale immateriale attraverso cui l’autrice mantiene vivo il legame con le proprie radici.
